Introduzione
Il cannabigerolo, conosciuto anche come CBG, è il cannabinoide non psicoattivo che si trova più spesso nelle varietà di cannabis con basso contenuto di THC e alto contenuto di CBD. A differenza del THC, il CBG si lega ai recettori dei cannabinoidi nel cervello. Tuttavia, il CBG contrasta gli effetti psicoattivi del THC.
Molti studi hanno dimostrato che gli scienziati hanno già individuato correttamente la finestra di estrazione ottimale per la cannabis, così da ottenere la maggiore quantità possibile di CBG. L’estrazione dovrebbe essere fatta dopo circa sei settimane di una fioritura che dura otto settimane.
Il CBG mi fa sballare?
Il CBG in realtà non ti fa sballare. Anzi, è noto proprio per contrastare le sensazioni intense e a volte paradossali che può provocare il THC.
CBG spiegato chimicamente
Il cannabigerolo fa parte dei composti organici presenti nella pianta di cannabis – chiamati appunto cannabinoidi. È considerato un cannabinoide minore, perché la pianta raccolta contiene di solito solo fino all’1% di CBG (raramente fino al 2%). Ma come si forma il CBG?
La pianta di cannabis produce CBGA – la “A” sta per acido, il che indica che il CBGA è la forma acida del cannabigerolo. L’acido cannabigerolico è il vero cervello dell’operazione, perché è il precursore dei tre principali cannabinoidi: THC, CBD e CBC. In parole semplici: senza CBGA non ci sarebbero né THC né CBD.
Durante la vita della pianta, enzimi naturali (chiamati sintasi) trasformano il CBGA in THCA, CBDA e CBCA. Questi, tramite il processo di decarbossilazione – cioè l’eliminazione di un gruppo carbossilico tramite il calore – vengono poi convertiti in THC, CBD e CBC.
Le piccole quantità di CBGA che restano nella pianta dopo la produzione degli altri cannabinoidi vengono decarbossilate e trasformate in CBG.

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